66 Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2025 n percorso espositivo centrato sul “grido interiore” di Munch, sul suo saper costruire, attraverso blocchi di colore uniformi e prospettive discordanti, scenari in grado di condividere le sue esperienze emotive e sensoriali. L’inizio della sua carriera coincide con cambiamenti radicali nello studio della percezione: alla fine dell’Ottocento è in corso un dibattito tra scienziati, psicologi, filosofi e artisti sulla relazione tra quello che l’occhio vede direttamente e come i contenuti della mente influiscono sulla nostra vista. Il suo interesse per le forze invisibili che danno forma all’esperienza, condiIL GRIDO INTERIORE Munch a Palazzo Bonaparte Un particolare dell'allestimento della mostra "Munch. Il grido interiore" promossa da Generali Valore Cultura, a Roma fino al prossimo 2 giugno zionerà le opere che lo rendono uno degli artisti più significativi della sua epoca. Sebbene sia uno degli artisti più amati nel mondo, è anche uno degli artisti più difficili da vedere rappresentato nelle mostre perché la quasi totalità delle sue opere sono custodite al Munch Museum di Oslo che, eccezionalmente, ha acconsentito ad un prestito senza precedenti. E così dall’11 febbraio 2025, a Palazzo Bonaparte di Roma è possibile ammirare cento capolavori di Edvard Munch, tra cui le iconiche La morte di Marat (1907), Notte stellata (1922–1924), Le ragazze sul ponte (1927), Malinconia (1900–1901), Danza sulla spiaggia (1904), nonché una delle versioni litografiche de L’Urlo (1895). MOSTRE U di Cristian FUSCHETTO Foto © Munchmuseet
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