7 nche se l’accelerazione impressa da Trump alle relazioni e ai conflitti geopolitici sembrano suggerire il contrario, in realtà la scelta europea su riarmo e difesa (che, al di là dei nominalismi un po’ ipocriti, sono la stessa cosa) non è una novità. Risale infatti al 2014 la richiesta dell’allora presidente Obama ai partner europei della Nato di aumentare la propria spesa militare al 2% per consentire agli Usa di ridurre il proprio impegno e dedicare maggiori risorse al confronto con la Cina. In questi 11 anni la maggior parte dei paesi europei ha raggiunto o superato il 2%, ma Italia e Spagna più altri paesi minori sono ancora al di sotto. Intanto Trump ha alzato l’asticella ed è arrivato a chiederci un impossibile 5% del Pil, addirittura superiore al 3,3% degli Usa, minacciando in caso contrario di non assicurare più il sostegno Usa ai paesi inadempienti (il famoso articolo 5 dello statuto Nato sulla mutua assistenza militare tra allea- ti) o addirittura di abbandonare la Nato distruggendo l’Alleanza Atlantica che negli ultimi 80 anni ha garantito la deterrenza e la pace nel nostro continente. Se non si tiene conto di questo scenario, non si comprende l’urgenza e l’articolazione del Piano ReArmEurope presentato dalla presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen e votato con una mozione favorevole dalla maggioranza dell’Europarlamento. La principale misura del piano, la sospensione del Patto di Stabilità per le spese in difesa dei paesi membri fino all’1,5% del Pil (pari a 650 miliardi) serve a consentire agli Stati Ue di rispondere rapidamente al diktat trumpiano e aumentare le proprie spese militari fino al 3,4-3,5% medio europeo (l’Italia passerebbe dall’attuale 1,5 al 3%) e sperare di tenere gli Usa “agganciati” alla Nato. C’è poi il problema di rafforzare la difesa comune, tenendo conto del fatto che l’Ue non ha competenze militari e per conferirgliele occorrerebbe modificare i Trattati, il che richiederebbe anni. Quel che si può fare subito (e l’Ue lo sta già facendo, ma con poche risorse) è integrare le imprese europee della difesa, coordinare gli acquisti degli Stati verso sistemi d’arma uguali o almeno interoperabili (in Europa abbiamo 170 sistemi d’arma diversi, contro i 30 americani), potenziare gli investimenti in informatica, satelliti, difesa cibernetica per colmare le falle attuali. A questo coordinamento delle difese nazionali il ReArmEurope destina 150 miliardi di prestiti europei, maggiori risorse del bilancio ordinario Ue, i prestiti della Bei, i fondi di coesione non spesi, forse anche il Mes, come ha accennato il commissario all’Economia Dombrovskis e incentivi alle imprese private (una specie di InvestEu difesa) come ha proposto il nostro ministro Giorgetti. In questo quadro si sta studiando anche la possibile riconversione alla produzione militare di imprese in crisi come quelle dell’automotive: la tedesca Rheinmetall, che produce i carri armati Leo- pard e ha stipulato un accordo con la nostra Leonardo, potrebbe rilevare una fabbrica Volkswagen dismessa in Belgio. C’è poi l’ultimo capitolo: l’aiuto all’Ucraina, che coinvolge anche paesi Nato non europei come Gran Bretagna, Canada e Australia e ipotizza l’impegno di truppe e aerei europei non tanto in funzione di “peace keeping”, quanto di sostegno a Kiev dopo l’eventuale cessate il fuoco per evitare nuove aggressioni russe. È molto importante che di fronte a questa rivoluzione geopolitica il nostro Paese recuperi unità e determinazione per contribuire a realizzare una maggiore integrazione europea come hanno chiesto i 50mila cittadini che hanno manifestato a Roma sabato 15 marzo. I Cavalieri del Lavoro contribuiranno con impegno e proposte nel Convegno nazionale del 7 giugno a Venezia “L’Europa che vogliamo” e nei workshop preparatori svoltisi il 7 marzo (di cui pubblichiamo un’ampia sintesi) e del 3 aprile. Stiamo vivendo un periodo storico. Dobbiamo viverlo con consapevolezza e responsabilità. (P.M.) A Civiltà del Lavoro | gennaio • febbraio • marzo 2025 IL DIBATTITO SULLA DIFESA NEL NUOVO SCENARIO GEOPOLITICO LA SCELTA EUROPEA del riarmo EDITORIALE
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